Dott. Marco Vergani

Thursday, February 09, 2006

Affrancamento del saldo di rivalutazione

L’affrancamento del saldo di rivalutazione avviene mediante l’assoggettamento dello stesso a un’imposta sostituiva del 7% da versare obbligatoriamente in tre rate annuali, senza interessi, entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi (10% nel 2006); 45% nel 2007; 45; nel 2008). La previsione di una rata di importo contenuto da versare nel corso del 2006 sembra motivata dalla circostanza che nello stesso anno i contribuenti devono già versare l’intero importo dell’imposta sostitutiva relativa alla rivalutazione dei beni di impresa da cui scaturisce il saldo. Al momento non è chiaro se, a fronte di una rivalutazione dell’attivo che ha effetto a decorrere soltanto dal terzo periodo esercizio successivo a quello con riferimento al quale è stata eseguita (cioè dal 2008), gli effetti dell’affrancamento sono invece immediati (e il saldo è distribuibile senza assoggettamento a imposizione a partire dal 1° gennaio 2006).

A differenza di analoghi provvedimenti relativi ad anni precedenti, la Legge 266/2005 non ha previsto la possibilità di affrancamento a 360 gradi delle eventuali riserve in sospensione di imposta presenti nel patrimoni netto delle imprese. Quindi si potrà affrancare la sola riserva di rivalutazione dei beni d’impresa di cui al comma 469 della Legge, da costituirsi proprio in sede di chiusura del bilancio 2005. Non si potranno invece affrancare:
- né riserve in sospensione d’imposta derivanti dal passato;
- né la riserva derivante dalla specifica rivalutazione delle aree edificabili (comma 473).

L’imposta del 7% è sostituiva, oltre che delle imposte sui redditi, anche dell’Irap.

Qual è la base imponibile?
E’ bene ricordare che l’imposta sostituiva per la rivalutazione va scomputata dal saldo contabile. Quindi ad essere assoggettata all’imposta del 7% è il saldo decurtato del 6% o del 12% versato per la rivalutazione.

Effetti sulle società di capitali:
l’affrancamento evita l’insorgere di materia imponibile per la società ma non incide sulla tassazione in capo al socio all’atto della (eventuale) distribuzione .

Effetti sulle società di persone (e società di capitali che hanno optato per il regime della trasparenza):
In situazioni normali la distribuzione della riserva incrementa l’imponibile della società attribuito per trasparenza ai soci. Con l’affrancamento si rende non più dovuta l’ulteriore imposizione e la riserva di utili diviene liberamente attribuibile ai soci. Ciò genera effetti tanto più positivi quanto più elevato è il redito del socio il quale, in mancanza di affrancamento, sconterebbe sul maggior utile derivante dalla distribuzione, una tassazione ad aliquota marginale elevata, a fronte del versamento dell’imposta sostitutiva del 7%.
Per le società di persone (e ditte individuali) attenzione al regime contabile: la Circ. 5/E/2001 non ne prevede l’applicazione ai soggetti in contabilità semplificata.

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